Senza camicia

Se si tentasse di rappresentare l’albero genealogico di Eduardo Scarpetta si avrebbe una figura sghemba, come il profilo di un albero che solo a stento ha resistito alla violenza della piena: con le radici scoperte da un lato e con i rami che toccano quasi il suolo da quello opposto. Così, bene o male, dovrebbe apparire la discendenza di un uomo che ha avuto figli con la donna che ha sposato, poi con la sua sorellastra e poi con la di lei nipote, limitandoci a quelli noti. Un discreto catalogo di scandali intorno ai quali molti Leporelli hanno scritto e ricamato.
Eduardo Scarpetta è noto essenzialmente per Miseria e Nobiltà, unica sua opera originale, ché tutto il resto della sua produzione si limita alla traduzione in dialetto napoletano di altre opere francesi: come De Andrè. Non si dirà per questo che la sua produzione è cosa da poco. La traduzione rappresenta in sé, del resto, un idioma universale; ed il teatro, di quest’idioma, s’è ne fatto sempre ottimo tramite naturale.
Se il teatro ha altro di universale è che questo rappresenta in varie forme l’intero scibile umano, e la più grave delle leggerezze è relegare alla commedia la rappresentazione del risibile come parte dello scibile, piuttosto che come sua – altra – rappresentazione.
La leva nella maggior parte dei testi di Scarpetta è la misera: un canovaccio ricco di spunti, quasi per contrappunto; La Fortuna con la effe maiuscola, Tre calzoni fortunati, Miseria e Nobiltà. Questa miseria è una casa umida che prima era una fabbrica di ghiaccio chiusa poi per un incendio. Il freddo è un connotato inscindibile dalla miseria, perché  - risulterà ovvio – una cosa è rappresentare la povertà di agosto, altro è qualificarla in un gelido febbraio. La povertà è però rappresentata senza camicia  e non senza giacca, perché, se il manifesto della miseria è l’abito, non disporre di una camicia è manifesto di povertà che si adatta ad ogni stagione; a scanso di equivoci, nonostante gli alti e bassi dell’indigente, senza camicia è comune denominatore: senza camicia è l’autentica nudità.
In Tre Calzoni fortunati, tra tanti senza camicia, c’è un venditore di biscotti raffermi che ad un tratto decide di mostrare il suo certificato di diritto al lamento aprendo la giacca e mostrando non il petto ma l’assenza della camicia, ed al suo posto i giornali. Come i ciclisti di un tempo alle prime rive di pendenza, così anche il nostro si fodera di quotidiani per proteggere petto e spalle dal freddo: “guardate che so’ ridotto: il Mattino davanti ed il Roma didietro”.
Stamane giravo l’angolo dei portici della piazza ed imboccavo la via in cui avevo parcheggiato e scontravo un muro di vento. Istintivamente ho alzato la mazzetta dei giornali e l’ho portata al petto per proteggermi. Nel farlo ho pensato al venditore della commedia ed ho misurato quanto poco giovamento si trae dalla protezione di un foglio di giornale opponendolo al vento di febbraio. Colpa dei giornali, che non sono quelli di allora? Colpa mia che non conosco miseria vera e freddo? Tutto e niente, si dirà. Biscotti raffermi, questi, che nessuno comprerà.

11 Responses

  1. 1. Scusa, non ho capito: la sorellastra era di lui o della donna che ha sposato?
    2. Non posso sentire la canzone, mi dà segnale di errore.
    3. Ti sbagli, i giornali riparano eccome.

  2. ahahahah nardiiiii, hai sbagliato il link!

  3. la sorellastra era della donna che ha sposato, mo’ non esageriamo…

  4. sì, il link si era attivato in html. Ecchetiridi, rana? :-)

  5. e che miseria!!!!!

    io di scarpetta ho visto soprattutto le commedie dell’equivoco: “o tuono ‘e marzo” “li nipute ‘e lu sinnaco” “lu curaggio ‘e nu pumpiere napulitano”. …
    dove c’è sempre qualcuno che non sa a chi è figlio e qualcun’altro che non sa a chi è padre…il chè è esilarante, ma fino ad un certo punto!

    Tu dammi 100 lire, mandami a fare un servizio qualunque e vedi se io qua ci torno p’iù

  6. L’apoteosi è ‘o scarfalietto interpretato da Mario Scarpetta (Nipote di Eduardo S.). In alternativa, ma cambiamo autore, La morte di Carnevale, di Viviani, per l’interpretazione irripetibile di Nino e Carlo Taranto e di una grandissima Luisa Conte. Non a caso in entrambe queste commedie c’è Tullio Del Matto, ingiustamente poco ricordato.

  7. Mi sono ricordato che avevo scritto una volta un parallelo tra “Tre calzoni fortunati” di Scarpetta e “Sonata a Kreutzer” di Tolstoj. Dubito molto, ma se lo ritrovo lo riposto.

  8. Scusami ma la relazione con Anna De Filippo sorella di Rosa – e quindi anch’essa zia di Luisa De Filippo, madre dei tre attori – non è affatto accreditata. Peppino la riporta come “voce” che circolava, ma ne circolavano tante. Lo stesso Scarpetta, in questo caso, smentiva sentitamente.
    P.S.-scrivi tutt’altro che male!

  9. Beh, sì, mi torna… ma a pensar male s’indovina.
    Grazie della litote :-)

  10. (che bravo, hai imparato una parolina nuova stasera!)

  11. (sputtanatrice maledetta :-) )

Leave a Reply