Le parole del 25 Aprile appartengono alla serie di quelle che non m’entusiasmano. Così come quelle per le grandi giornate della memoria, o quelle per il ricordo di eroici scomparsi. Tutti intenti meritevoli, ma che nella blogosfera pasticciano un po’ il loro aspetto confondendosi al chiacchiericcio di fondo. Non sarà la blogosfera a salvare il mondo, mi dispiace per chi crede a questa cosa, e non sarò io, altrettanto, a salvare la blogosfera. Dunque mi accodo alla tendenza celebrativa. Ma con sintetici argomenti che alla blogosfera in particolare rivolgo. Ovvero a quegli epigoni che spigolano commenti insulsi e senza senso né costrutto storico.
Banalmente qui si vuole ricordare che la liberazione del nostro Paese si deve – laddove per “dovuto” è onere di riconoscenza ad uomini e non al frutto di un accidente benevolo – solo ed esclusivamente alla Resitenza italiana. Fenomeno, quello della Resistenza, che in assolutà certezza non sarebbe culminata nella liberazione se non fosse accaduto che lo scenario bellico mondiale avesse indotto gli amici americani a prendere l’Italia prima che altri potessero farlo. Lo hanno fatto, certo, ma è al caso ed alla casualità bellica – che ci ha voluto liberati dagli americani e non dall’armata rossa – che dobbiamo riconoscenza; una riconoscenza aleatoria, dunque. Che poi gli americani non ci abbiano ridotti ad un’Albania di confine con altra uguale e contraria è merito di civiltà innegabile, ma poco c’entra questo con il significato della Liberazione e della relativa celebrazione che oggi ridonda. Gli americani ci hanno liberato per sé, non per noi. Né più né meno di come hanno tentato di fare con l’Iraq. Chi resisteva invece, lo faceva per liberare sé stesso ed il suo Paese. Il finalismo storico non è un vessillo sempre onorevole, ma pure deve contare qualcosa. Il caso lo ringraziamo perché molto ci ha giovato, ma che non esistano i liberatori di popoli ma solo popoli che si liberano è espediente retorico che si fa concreto in questo giorno. Se questo non descrive tutta la realtà storica, ne sottolinea comunque la parte essenziale che ad una Nazione deve interessare ricordare e celebrare più di tutto il resto. Celebriamo dei potenziali perdenti ma che per caso fortuito hanno vinto e si sono liberati. Celebriamo e ringraziamo il sacrificio di quelli, i nostri.
Da più giovane mi dicevo anticomunista. Pur non avendo mutato opinioni, ora evito con accortezza quel termine, dato che ho scoperto che la maggiore parte di quelli che lo usano mi fa schifo. Ecco, dico, non vorrei confondermi con i tifosi muniti di sciarpa e trombetta che latrano sugli spalti della storia.
[Audio=http://www.francesconardi.it/astridnausicaa/april.mp3]
Filed under: Diario, 25 Aprile, americani, comunisti, fascisti, liberazione, resistenza
“Celebriamo dei potenziali perdenti ma che per caso fortuito hanno vinto e si sono liberati.”
Caro Francesco,
è molto che ti seguo, ma questa è la prima volta che lascio un segno.
Tu parli di caso e casualità, in relazione alla storia d’Italia e del mondo. Quello che vorrei dirti è che secondo me tutto può essere visto come frutto del caso. Un’infinità di variabili nella vita di noi – come nella vita di un popolo – si incrociano e si influenzano e mutano nella catena della causa-effetto, ma essendo appunto un’infinità – e quindi strutturalmente ingestibili – possiamo affidare al corso della cose una radice Casuale e non Causale…
Per essere tagliente (e un po’ deviante): magari l’Italia si è liberata dal nazifascismo perché un secolo prima sull’Himalaya ci fu una valanga di neve e un monaco morì sommerso. (vedesi: Effetto Farfalla).
Secondo te è possibile definire il confine tra merito e fortuna? Secondo me sono due entità indivisibili, facce della stessa medaglia.
La Resistenza in ogni caso ci è stata, è esistita, partigiani che hanno perso la vita anche. Secondo me è molto importante non dimenticarli.
Ah! Altra cosa: l’equazione COMUNISMO = ANTIFASCISMO = RESISTENZA è quanto di più sbagliato possa dirsi. Oriana Fallaci era partigiana in Giustizia e Libertà, e mai e poi mai si è dichiarata comunista.
Un saluto,
e complimenti per il blog,
Jacopo
Caro Jacopo, il confine tra merito e fortuna è sempre labile. Tuttavia non è questo il caso, perché i meriti della Resistenza prescindono la fortuna che ha avuto. Sono d’accordo con te, poi, sull’insussistenza di quell’equazione.
A presto.
Mi viene in mente una frase di Italo Calvino sul combattere giorno per giorno per liberarsi, o qualcosa del genere.
Celebrare il 25 Aprile come vogliono i muffi rappresentanti dello stato significa aver dimenticato il significato di questa data, che non è solo la festa della liberazione dal Fascismo, ma anche il simbolo di un popolo che ha rialzato la testa dopo un periodo nero (in tutti i sensi).
Non ricordiamo la liberazione pensando a ciò che è stato ma combattendo nel presente per fare in modo che la cultura che ha portato al ventennio non ritorni in altre forme.
Perché il fascismo non ritornerà più come fascismo, ma può rincarnarsi in forme più moderne che, apparentemente dissimili dall’originale, sono in realtà il frutto di un clima culturale simile e sovrapponibile in molti punti.
Essere antifascisti oggi significa non solo ricordare, ma anche ritornare culturalmente attivi contro certi fenomeni che vogliono portarci alla deriva.
Essere antifascisti oggi significa spesso combattere contro se stessi e la semplicità di un pensiero che consola nell’immediato ma nasconde il nulla in prospettiva.
Non limitiamoci alla memoria delle lapidi, cerchiamo di creare noi una nuova memoria fatta di carne e vita che non sia sacra, perché tutto ciò che si considera sacro nasconde l’inganno dell’illusione, ma vera.
[...] alla retorica e per evitare di dare il via a discussioni troppo semplificate. Però segnalerei un post molto lib del Nardi, ché quella posizione mi sembra interessante e molto meno discutibile di quella che [...]
del 25 aprile non sopporto la retorica agiografica e trovo ributtante lo smercio di quel sangue a mo’ di feticcio ad uso di propaganda nel quale s’insiste. anche perché non fu solo sangue sull’altare della patria e chi scrive ha rischiato di non esser qui per qualche faccenda sporca regolata tra eroi scaricando sten su poveri cristi disarmati.
la resistenza fu lotta di liberazione E lotta di potere.
il sangue dei giusti si onora con la verità a maggior ragione quando questa è decantata a sufficienza per diventare storia e invece a volte pare di vedere ancora in giro quei tizi con lo sten a tracolla ed il fazzoletto colorato al collo raccontati da Longanesi.
Mi domando quanto tempo ci metta la celebrazione a depotenziarsi. Naturalmente dipende dall’evento. In Francia il 14 di luglio non si depotenzia. In USA il 4 di luglio non si depotenzia. Ma a Torino i manifestanti sono andati da Grillo. Può piacere o no, ma è un fatto. Un fatto occasionale? può darsi. Ma ho l’impressione che nel 2045 non ci saranno folle oceaniche per il 25 aprile. Non che pensi di essere lì a verificare la profezia.
Comprendo bene quello che dice il Ferrista. E sul depotenziamento della celebrazione sono perfettamente d’accordo con Erasmo, anche se dovrebbe trovare il modo di raggiungere la data e verificarsi come fonte. Dico bene?
No.
neanche sotto mentite spoglie?
Al massimo da senatore a vita.
BERLUSCONI: Chi ha combattuto per la Patria sia considerato figlio di questa Nazione
25 aprile 2008 ore 17:32
“Credo fermamente che oggi ci siano le condizioni storiche e politiche perche’ questo 25 aprile possa rappresentare un salto di qualita’ verso la definitiva pacificazione nazionale: non per cancellare la memoria, le ragioni e i torti, ma perche’ chi ha combattuto per la Patria sia considerato figlio di questa Nazione. Oggi, a piu’ di sessant’anni dal 25 aprile, a sedici dalla caduta del Muro di Berlino, il compito della politica e’ quello di consolidare il tessuto connettivo della Nazione. E lo si deve fare a partire dalla nostra memoria storica.
Il 25 aprile indica simbolicamente il ritorno dell’Italia alla democrazia ed alla liberta’. In quel giorno di 63 anni fa, si videro le piazze festanti attorno alle truppe alleate e ai combattenti per la liberta’. Fu palpabile il sentimento di liberazione di un intero popolo, costretto a combattere una guerra che sperava conclusa, ma che prosegui’ con l’occupazione del proprio territorio. Gia’ il 25 luglio del ’43, quando cadde il regime, quello stesso sentimento di liberazione si era manifestato con una festa nazionale senza vendette e senza morti. Purtroppo segui’ la guerra civile, l’occupazione da parte dei tedeschi, che creo’ un segno di sangue nella memoria italiana. Genero’ un odio tra vincitori e vinti che segno’ la coscienza del Paese. Ormai tutto questo e’ storia e adesso e’ tempo di dare al 25 aprile un senso italiano popolare e nazionale, un senso di liberta’ e di pace. Il giorno della Liberazione e’ un alto simbolo di liberta’, e cosi’ deve essere vissuto da tutto il popolo italiano.
Quando, quasi dieci anni fa, autorevoli esponenti della sinistra invitavano a capire anche le ragioni dei ’ragazzi di Salo”, e quando piu’ recentemente hanno invitato a saldare il debito contratto con gli esuli Istriano-dalmati e con chi, piu’ sfortunato, fini’ infoibato, hanno indicato la strada giusta. Togliere quei veli, capire quelle ragioni non puo’ in qualche modo ledere l’orgoglio di chi combatte’ per la liberta’ contro la tirannia. Non c’e’ revisione storica che possa cambiare la gratitudine che dobbiamo a quei combattenti che posero le basi per la liberta’ delle generazioni successive e per il ritorno dell’Italia nel consesso delle democrazie. Ma non c’e’ gratitudine che possa impedire la ricostruzione obiettiva di quegli anni. L’anniversario della Liberazione e’ dunque principalmente l’occasione per riflettere sul passato, sul presente e sull’avvenire del Paese. Se oggi riusciremo a farlo insieme, avremo reso un grande servizio non a una parte politica o all’altra, ma al popolo italiano e, soprattutto, ai nostri figli che hanno il diritto di vivere in una democrazia finalmente pacificata”.