Uzeda e Moonlight

Oggi si terrà un convegno interessante al quale sarò presente. Si parla di camorra e della sua tradizione di rievocazioni letterarie. Il titolo di questo convegno dice: “Da Mater Camorra di Luigi Compagnone a Gomorra di Roberto Saviano”. Ma non è di questo che voglio scrivere, ché dovrò farlo dopo essere stato al convegno. Ora voglio dire di Luigi Compagnone, o meglio, di suo figlio Massimo. Questo signore, che aveva quarantacinque anni buoni quando io ne avevo quindici, era un mio amico caro. Amico come uno psichiatra di quarantacinque anni può esserlo di un ragazzetto di quindici. Eppure, anche se sono anni che non lo vedo, Massimo mi è rimasto negli occhi: con il suo sorriso stampato, i suoi capelli bianchi, e la sua testa più giovane della mia. Pensavo, da piccolo: “da grande voglio essere giovane come lui”. Massimo ed io ci frequentavamo molto ed in un contesto tutto particolare: il maneggio. Io che con i miei coetanei azzuffavo in una improbabile quanto fortunata attività agonistica nel salto ostacoli e lui che girava nel campo sparpagliando battute e barzellette oscene e mancando puntualmente di dare le precedenze negli incroci al galoppo. Ma il ricordo di Massimo è tutto nelle passeggiate nel bosco che facevamo in tardo pomeriggio, senza staffe ed a redini lunghe a chiacchierare e chiacchierare. E non era possibile essere seri. Mi spiego: io volevo essere serio, ma Massimo era, ed immagino sia certamente ancora, l’allegria. Avevamo in comune il repertorio di barzellette, il collo del cavallo, quello della sua Uzeda e della mia Moonlight: sfregiate entrambe da un intervento chirurgico ad una cisti nello stesso identico posto, e un po’ di repertorio musicale che, lui alla tastiera ed io alla chitarra elettrica, storpiavamo di domenica pomeriggio con altre quarantenni teste gloriose. Ho conosciuto Massimo che ancora stavo in sella per sbaglio e l’amicizia è nata un giorno che ha dovuto tenere a bada una cavalla impazzita – della quale ero in balia – da Caserta Vecchia fino ai ponti della valle di Maddaloni, dove finalmente la povera bestia è inciampata, dandomi il battesimo del volo, e s’è calmata. Massimo è stato anche il mio maestro di vela d’altura, e per un anno m’ha portato a zonzo per il golfo di Napoli ogni sabato pomeriggio, ed anche lì la stessa storia: fingeva di cadere in mare e raccontava storie. E c’era l’equivoco del “poggia” che in barca è il contrario di orzare ed a cavallo, invece, può essere inteso in certi casi come andare contro andatura, un po’ come orzare. Insomma, andavo meglio a cavallo e lui meglio a vento. Poi c’è che Massimo non l’ho visto più, perché sono cresciuto ed uscito dalla riserva giovanile che doveva tenermi lontano dall’asfalto napoletano. Pochi giorni fa sono passato per puro caso per la strada che costeggia il maneggio. Sapevo che era chiuso da un paio di anni ma non lo avevo ancora visto in disarmo. Mi sono arrampicato sul muro ed ho guardato, e non avrei voluto vedere. Non c’era Massimo e non c’ero io; solo erba cattiva: quella che buca la sabbia dove non si ride e non si galoppa più. 

11 Risposte

  1. ecco il blog

  2. essì, eccolo qui, bei ricordi.
    quando ho visto il titolo ho pensato ad una band catanese che è scomparsa ed è un peccato (uzeda appunto).
    se non li hai mai sentiti cercali.
    buon convegno.

  3. ciao emma

    ciruzzciruzz

  4. giochi forte sul sentimento mia figlia si commuoverebbe leggendoti
    io no perchè non ho mai amato il campo come sai preferisco il monte le monte guardian, ameregana o la distruggi ginz a pelo
    l’ idea di un prato deserto mi intriga
    anche se capisco che qui non parli di cavalli ma di umani
    (da più di due mesi nessuna al monta mi arriva da dietro curiosa-dolce e mi pesa sulla spalla con la ganascia… beh sì un po’ mi commuovo ankio) ;)

  5. che poi prima o poi, una passeggiata insieme…

  6. “Non c’era Massimo e non c’ero io; solo erba cattiva: quella che buca la sabbia dove non si ride e non si galoppa più.”
    – davvero un bel posto, quello in cui si è persa e ritrovata la tua memoria. e davvero un bel post -

  7. Ciao, cara :-)

  8. Carissimo Francesco, sono Massimo, per la serie “a volte ritornano”. Eccomi qua, grazie a Internet e a Fabio, instancabile navigatore! Mi hai fatto veramente commuovere, e ti assicuro che non sono cambiato più di tanto: i capelli sono bianchi, ma lo erano già allora, e le rughe ci sono, ma non credo che abbiano attecchito anche nella testa. Quella è sempre – credo – abbastanza “fresca”, sono solo cambiati, diciamo così, i “campi di gioco”: il mare lo percorro con un gommone, più comodo e meno faticoso della vela, e la passione trova la sua espressione nel ritrovato (grazie a Fabio) tifo per il Napoli, che seguo con un entusiasmo pari solo a una tenace incompetenza. Chi ne fa le spese è proprio Fabio, col quale condivido l’insana mania, che allo stadio spesso mi redarguisce con sorridente e affettuoso imbarazzo per i miei eccessi da ultrà. Frequentando la Tribuna Posillipo, il settore “bene” (e più caro!) del San Paolo, siamo spesso fianco a fianco con distinte famigliole con tanto di giovane prole fighetta, e le mie escandescenze da Curva B non sempre sono viste di buon occhio. Fra l’altro, almeno l’anno scorso rompevo le palle a Fabio e ai vicini facendo una sorta di molesta telecronaca, comunicando in continuazione non si sa bene a chi e perché, il nome del calciatore napoletano in quel momento in azione. Sono propenso a credere che lo facessi più che altro per dimostrare a me stesso, rassicurandomi, di non essere ancora del tutto indementito. Quest’ anno andrò oltre, ho in mente di dire ad alta voce l’ora esatta ogni 10 minuti, e ogni 15 qualche verso a caso di canzoni di Gigi D’Alessio. Nella mia vita è ancora presente un cane, ovviamente. Il grande Tassilo, che sono sicuro ricorderai, se ne è andato nel 2005, alla bella età di 15 anni, forse perché ha preferito i verdi pascoli canini alle mie reiterate sfide a battaglia navale, convinto com’ero della sua smodata intelligenza. Intelligenza che contraddistingue anche l’attuale Cico, piccolo Westie, che l’altro giorno mi ha spiegato un po’ di Critica della Ragion Pura di Kant, e dopo che io ho commentato con un esaustivo e pregnante “bau”, mi ha fatto la pipì su una caviglia e se ne è andato. Insomma, caro Francesco, giovane vecchio amico, non ti intristire se in “quel” maneggio, su “quella” sabbia noi non ci siamo più. Tutto sta a trovare sempre nuovi campi sui quali galoppare, conservando la capacità di “giocare”, che è la cosa più seria e difficile della vita. Concedimi una citazione (mammamà, e come sono colto!), del poeta tedesco Schiller: “L’uomo è veramente uomo soltanto quando gioca, ed è capace di giocare soltanto quando è veramente uomo”. Non c’è bisogno di spiegare o approfondire il senso di questa frase. Ho capito, leggendoti, che hai conservato tutta la creatività, la vivacità intellettuale e la profonda e immutabile “giovinezza” interiore che ci fece essere amici, tu quindicenne e io quarantacinquenne. Buon vento, caro Francesco.

  9. Che belle cose che ha scritto…

  10. Massimo caro, come hai scoperto, ti conservo in un posto molto caro. Aver reincontrato Fabio e te è stato bellissimo.
    Anche nella mia vita, intanto, c’è stato un cane. Dava addirittura il nome a questo spazio “Barnaba”. Ora non c’è più ma pure è come se ci fosse ancora. Spero di riuscire ad avere un altro amico come Barnaba prima o poi, ma al momento sono ancora bloccato dal senso di tradimento che provo nell’anche solo guardare un altro canide negli occhi. E poi, per tutto questo tempo, non ho fatto altro che scegliermi amici che, come te, comprendessero quella ferrea regola di prendersi non troppo sul serio. Qualche volta mi è riuscito, qualche volta no. La regola l’ho comunque applicata “seriamente” su di me. Ed è per questo che quello che ritrovi dopo anni è diventato uno splendido fannullone di successo. Sul “fannullone” c’è concordia della critica, sul “di successo” la dottrina è invece alquanto divisa! :-)
    Quella che leggi sopra, tale Astrid, si spaccia per mia fidanzata. In realtà è molto di più, ma si gioca ai modesti. Ecco, con lei, ti ho presentato tutto quello che conta e che di buono è cambiato.
    Ti avviso che perseguiterò Fabio per organizzare una rimpatriata, possibilmente prima che il Nostro convoli ad “igiuste quanto premature nozze”. :-)
    Ti abbraccio tanto, ma in effetti non avevo mai smesso di farlo.
    Sai una cosa? Cercare o non cercare vecchi amici… tra rimorsi e rimpianti, così è andare “a farfalla”. Il vento, in questa occasione, è stato davvero generoso.
    F.

  11. [...] qui, l’amore e il lutto. Così come il lavoro ed il cazzeggio. Che poi succedano cose come queste, nei commenti, è soltanto un’altra prova che questi non sono solo dati che si rincorrono in [...]

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