Aspettando il Divo

Di Gomorra abbiamo parlato abbastanza, direi. Ora, quanto al cinema, io non ho occhi e mente che per il Divo, il film di Sorrentino sulla vita di Giulio Andreotti intrepretato da Servillo che sarà in sala da mercoledì prossimo. Il caso è particolare perché io aspetto il film sulla vita di Andreotti da almeno dieci anni, e neanche più me lo auguravo perché ero convinto che – morto, ché prima o poi deve morire – se ne sarebbe fatta una fiction televisiva girata in tre mesi e trasmessa in tre sere: uno schifo. Invece s’è fatto il film e per opera di un ottimo regista e con il migliore attore italiano del momento. Il lettore, oltre a dar per scontato che chi scrive non ha alcuna simpatia politica per Giulio Andreotti, deve sapere che ne sono affascinato fin dalla prima giovinezza e che ho letto tutto quanto ha pubblicato (un numero considerevole di libri) e parte significativa degli atti dei processi che lo hanno interessato. Noioso? Neanche un po’.
Sono preparato ad un film eccessivo, colpevolista, di denuncia. Anche perché c’è da essere eccessivi nei confronti di un uomo che ha accumulato e gestito potere per un numero eccessivo di anni, facendo poi anche le spese di questo eccesso. E c’è anche da colpevolizzare Andreotti per un numero indefinito di elementi che lo condannano politicamente. E c’è da denunciare altrettanto. Quello che aspetto di vedere è come tutto questo è stato fatto, montato e raccontato. Della storia di Andreotti si può rendere una sintesi estrema: l’uomo scelto da De Gasperi a succedergli e che fino al 1980 è stato colluso con la mafia e che poi, da quella data, ha rotto i ponti con questa. Questa è la sintesi che resta alla suscettibilità dell’opinione pubblica e che non figura in alcuna sentenza, per quanto i manipolatori da best seller abbiano a dire. Ma l’opinione pubblica è l’unica vera prova che la storia deve rendere al giudizio di un politico. Se questa s’è fatta convincere da Travaglio (pochi giorni fa sbugiardato nel metodo dal politico più antipatico della storia della Repubblica: Roberto Castelli) e i suoi libri piuttosto che dal “A non domanda rispondo” scritto dall’imputato, vuol dire che il politico è colpevole, se non dei capi d’accusa, di molto altro, almeno politicamente. Aspetto il film, poi vi dico.

27 Risposte

  1. Perché dico che il film GOMORRA non è un bel film, tenterò di spiegarlo, altrimenti sembrerebbe quasi una dichiarazione per puro spirito di contraddizione e tenterò di dire anche perché del suo successo: Intanto GOMORRA non è un bel film perché rappresenta un universo orrendo, quello della camorra e del malaffare. Vorrei partire da Aristotele, che relativamente alle cose dell’arte, fa una premessa che a me sembra fondamentale, in un tempo come il nostro che ha perso ogni riferimento immaginativo rispetto al fare arte. Ho sentito da più parti dire che questo film è un film realistico:ovvero che racconta le cose così come stanno e proprio per questo in tanti lo trovano bello.Va da sé che uno pensa che è bello solo ciò che è realistico: una deformazione percettiva che finisce con l’escludere tutto quello che invece è altro dalla realtà, un segno inquietante della nostra deriva verso società autoritarie, se vogliamo dar credito – e io gliene do – a Ernest Cassirer della Filosofia delle forme simboliche. Allora bisogna cominciare col dire che questo è un modo non corretto di avvicinarsi a qualsiasi opera d’arte, sia essa cinema, arte figurativa, musica ecc. Se così fosse, noi dovremmo dire che è bella solo quell’arte che imita la realtà e qui, cito Aristotele: “Da ciò che si è detto è chiaro che il compito dell’arte non è di dire le cose avvenute o che avvengono, ma quali possono avvenire, cioè quelle possibili […] perché esiste una differenza tra lo storico e colui che produce arte: l’uno dice le cose avvenute, l’altro quali possono avvenire”.Il film ha sequenze e piani narrativi, quasi documentaristici, sembrerebbe un film neorealista e forse lo è, ma che senso ha il neorealismo oggi, quando c’è già stato un documentario di denuncia sociale su argomenti simili che si chiama Biutiful Cauntri e quando trasmissioni televisive come Report ci hanno mostrato i termini inquietanti di questa realtà, ma non come racconto filmico? Il mio punto di vista è che se Matteo Garrone facesse lo storico e non il regista come invece è, per ritornare ad Aristotele, con l’operazione che ha fatto finirebbe col tradire pure l’oggettività storica, perché i personaggi romanzati, finiscono col diventare drammaticamente epici suscitando nello spettatore anche una pietas: penso ai due balordi ( sembravano presi da un film di Pasolini) che vogliono imitare Scarface e si mettono contro il clan dei Casalesi, ma anche al ragazzino piccolo che alla fine per non tradire la banda fa uccidere Maria.Tutto il film più che sembrare una denuncia sociale, sembra un épos del male:i personaggi finiscono col sembrare eroi tragici e manca il momento neorealista, laddove il neorealismo in un momento storico in cui non esisteva un giornalismo d’inchiesta, aveva un compito ben preciso. I giornali francesi lo osannano, forse proprio per questo, anche se io credo che ormai così come viene rappresentata Napoli è diventata un esotismo, e questo è il motivo che non me lo fa piacere ed è lo stesso per cui non mi è piaciuto il libro. Oggi che il conformismo culturale è dilagante fa sembrare un film del genere come un film di denuncia sociale, ma in realtà non lo è, anzi questo film è quasi un film apologetico, ed è tutta l’operazione che è discutibile. Incuriosito dal polverone che si è formato intorno al best seller, e non amando quel genere di lettura, ho deciso di vedere il film. Da napoletano a volte ho stentato a capire cosa dicessero gli attori del film (che, per dare un tocco di credibilità in più sono stati selezionati dalla zona in questione, o da quelle limitrofe. Si voleva forse imitare Visconti in “La Terra Trema”? Encomiabile certo ma quel film aveva un senso allora!), certe volte sono ricorso ai sottotitoli pure io. Tutto il film è una semplice messa in scena documentata della zona più orrenda di Napoli, ma ormai lo sanno tutti che c’è la camorra. Questo film a mio avviso ne finisce col fare l’apologia soprattutto per come si chiude, mentre troppo didascaliche appaiono essere le scritte finali che scorrono col sottofondo musicale dei Massive Attak, e che nessuno legge. E la creatività di immaginare qualcosa di possibile o semplicemente diverso da tutto questo come insegnava il buon Aristotele? Questo film piace agli stranieri proprio perché ricolloca tutta Napoli in un altro cliché, quello di città della malavita e delle emozioni forti. Se questo è cinema, non è il cinema che preferisco, ma soprattutto mi allarma il conformismo culturale, anche da parte dei critici, che evidentemente non sanno più leggere un’opera d’arte .

    http:interfaceworld.splinder.com

  2. …naturalmente sto aspettando anche io IL Divo di Sorrentino

  3. Non aspetto il divo e non lo andrò a vedere -come non vedrò Gomorra- così come diventai un non estimatore di Ellroy pur avendo adorato American Tabloid e Six cold thousands che a rileggerli oggi mi romperei i coglioni. L’ Italia (e l’ America) che conta nel mio immagirio anzianotto è estranea ai governi, alla politica, alle cronache giudiziarie. Non sono solo ci sono con me amici bovari, pittori mimi e musicisti (direbbe Conte) forse anche nani e ballerine (queste ultime se con belly le mie preferite), tanti di noi pensano che il genio attribuito a politici di ieri e di oggi sia inventato dal loro universo -di governanti, politici, giudicanti, giornalisti e abatini- autoreferente: chi ha avuto cervello se ne è tenuto alla larga e dall’ alto della collina considera i più furbi tra questi -come giulio andreotti- solo un po’ meno cretini. Moriranno tutti e avranno sprecato la vita giusto per un po’ di autorevolezza tra tirapiedi. Noi invece si cazzeggia sapendo dall’ età della ragione – è sempre Conte che dice- “sì sì di noi si può fare senza!” ;)

  4. chi vuoi che noti mai la nostra assenza!

  5. Cucun, no avevo dubbi su questa tua posizione, sai?

  6. Quanto al sig. Cuomo, dissento e non commento. Anche perché se avessi voluto commentare sarei andato sul suo blog, dove quello che qui è un commento lì è un post.

  7. non avevi dubbi? : suona quasi minaccioso;)

    Cuomo? è parente dell’ Attorney General e perciò del bravo sindaco? se sì allora digli -ti prego- da parte mia: “salutami assorete!”

    Cuomo era bravo ma mai come Fiorello (La Guardia)

  8. uuudi allen invece lo andrò a vedere perchè un clarinettista del Michael’s Pub con la fissa di Bogie e di Mèendn che cucina per la prima volta in salsa catalana è da non perdersi :)

  9. non sono parente del sindaco e ti saluterò mia sorella

  10. devo dire che il lungo intervento di Cuomo, partito, a mio parere, malissimo (“Intanto GOMORRA non è un bel film perché rappresenta un universo orrendo, quello della camorra e del malaffare.”: sembra di sentire quelli che criticano un quadro perché non gli piace il soggetto) va letto fino in fondo, dove dà il meglio. Il sospetto di un rinnovarsi all’estero del successo di “Nuovo cinema Paradiso” è forte e forse motivato.

  11. mi devo aggiornare, nn sapevo

  12. @erasmo
    se dico che un film non è bello perchè rappresenta un universo orrendo, non significa che non sia un film fatto tecnicamente bene. Non commento mai un’opera d’arte solo per un suo aspetto, in questo caso il contenuto.GOMORRA, forse è fatto tecnicamente bene, ma non si può dire che sia un bel film, perchè”il bello” non vi è. E’ bravo Servillo, è bravissimo a mio parere, Gianfelice Imparato, meno famoso di Servillo, ma tutto questo frastuono e questo gridare alla genialità io francamente lo trovo eccessivo- filmicamente parlando. Poi è chiaro che non mi piace tutta l’operazione commerciale che c’è alle spalle.
    p.s.
    Non critico mai un quadro: ne godo e basta, ma il soggetto – come la tecnica -ha la sua importanza nel godimento.Tra una decapitazione del Battista e una venere o un adone, preferisco questi ultimi.

  13. @francesconardi

    Ti chiedo scusa. Sono stato invadente hai ragione

  14. E anche questi sono criteri estetici rispettabili. Che Caravaggio e Bernini probabilmente non condividevano, ma è tardi per saperlo con certezza.

  15. per la cronaca, sull’argomento ha squittito squitieri –>
    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/spettacoli/articoli/2008/05_Maggio/22/squitieri_saviano.shtml

    @franco, nessun problema.

  16. Si deve assolutamente vedere! Hai visto già Il treno per Darjeeling? E’ troppo fico… :)

  17. no, quello no…
    prima il Divo, poi Maradona, poi Allen, poi il resto :-)

  18. (scusa Nicce / per Franco Laguardia sì sì erasmo aveva giusto e chiedo scusa anche a te ;)

    Squit man? in american è tutto un programma / cave squirrel!

  19. coon, non ho capito un belino

  20. E… “Sodoma”?

  21. Suggerirei il titolo per un altro bel libro allo scrittore campano:
    ” cerco – Casa….lesi.

  22. rutty, le pillole, presto!

  23. Pensare che le prime volte che ho visto questa icona di Rutty mi son detto: figa e scema, proprio come piace a me.

  24. Erasmo. L’icona di Rutty che tanto icona non è …è una parlamentare francese, conosce cinque lingue ed è laureata due volte. apprezzo l’umorismo di Nardi che non offende nessuno, detesto al contrario persone come te… del resto Erasmo è il nome più giusto.

    Non è forse vero che Saviano cerca casa e che non lo vogliono da nessuna parte ? Solo con il permesso dei Casa…lesi, potrà sperare di trovarla da quelle parti.

    Quanto al titolo ” Gomorra” cosa c’azzeccha con il filmetto in questione, che magari smuove le coscienze.. non tutte – amplia gli orizzonti – non tutti . La tecnicalità cinematografica è insignificante. Un film documento ok, ma non un bel film.
    Perchè ho scritto ” E Sodoma” ?
    Trovo questo mio titolo più indicativo, in fondo dal film documento si comprende bene, che i personaggi e il contesto in cui sopravvivono vengono sodomizzati nel corpo e nella mente.

  25. Già, Rutty: che c’azzeccha?

  26. Appunto…che c’azzeccha.

  27. Festival di Cannes 2008: Gomorra, Il divo

Lascia un commento