Caro te, ho perso le tue tracce, me ne sono accorto ieri rincorrendo il cane nel parco. Me ne sono accorto perché da sempre sei stato tu a rincorrermi e ieri, giacché non ho più un cane da abbracciare e quindi rincorrevo a vuoto, mi sono accorto anche che non c’era nessuno a rincorrermi. Che ne è stato, dunque?
Non ti farò le solite domande, perché il solo pensiero che la segretezza di questa corrispondenza possa essere violata mi imbarazza oltre ogni immaginabile rossore, e già sospetto della cameriera al piano che mi spulcia nei libri, l’ho vista, mi rovista nei cassetti, ed al posto mio tu già diresti: …e mi annusa le mutande. Ecco, questo non lo so, ma spero di no. Tuttavia, questa corrispondenza non è sicura o almeno faremo conto che questo rischio esista. Che ne è stato dunque?
Ieri sono stato costretto ad una conversazione con due traduttori. Mi chiedevano del mio Parini e per dispetto xenofobo che non scopriranno mai ho parlato di te. Per cortesia che poi non ho potuto negare ho chiesto del loro Stendhal, e non lo avessi mai fatto. La prossima volta chiederò di spruzzarmi direttamente il limone del martini negli occhi, pur di non dover arrossire per quella noiosa puttanellagine avvolta in quelle gonne che spazzano a terra. Ho finto anche ammirazione, ed è stato facile perché pure si deve ammirare chi parli di Stendhal con quello sguardo perso. E di me allora, che non ho piegato un sorriso di scherno, non sono anche io da ammirare? Almeno quanto lo sono adesso, che anche solo per legittimo orgoglio dovrei fare come se fossi più morto e trapassato degli omini senza palle di Stendhal.
Ad altro. La costanza con la quale fai recapitare le tue bozze a Mario senza accompagnarle di una sola riga di saluto non mi ha lasciato senza parole. Eccole. Ne abbiamo parlato a lungo ed abbiamo dedotto cose. Non in tua assenza ne abbiamo parlato – anche questo si è detto – ché ancorché ci fossi stato avremmo detto le medesime cose ed avresti finto di non ascoltare. Così c’eri, e subirai il catalogo che ti porto in sommario come una di quelle ripetizioni che giova almeno a chi la intraprende. Io, al solito: tu non c’eri!
Si è detto con Mario, tra le prime cose, che invii le tue bozze per spogliarle del tanfo dell’inedito. Hai vergogna – e per quello che scrivi non posso darti torto – , hai paura – e non è chiaro di cosa – e sei poi normalmente spocchioso. Inviando queste bozze oscene in lettura a chi non degni del saluto e della minima informazione su di te, dunque, ritieni di poter sfuggire il giudizio primo, quello che ti farà aprire la finestra di Montparnasse e tuffare nel vuoto? Lo dice Mario, mentre snocciola le olive tra i denti, e non io che invece penso tu sia solo un po’ stronzo, intendiamoci. Mario crede tu abbia delle ragioni forti, qui ci arrivo, ma poi – con le olive in bocca – non si capisce più niente. Il problema resta dunque tutto mio, ché già dovrò dare spiegazione del fatto che m’attardo con un barista ubriaco che mastica olive e tabacco al quale tu lasci le tue lettere aperte e le bozze allegate. Ma non ora. Ah, ecco, Mario legge anche le tue bozze, immagino tu lo sappia, ed al momento si è riconosciuto in quasi tutti i personaggi che hai inventato: il giovane edile che ha quello strano porro sul bicipite, la ragazza bellissima e disperata che è nata con un solo seno, la giovane amazzone con le gambe incredibilmente dritte, e che per questo – forse – cade sempre da cavallo. Faresti bene, caro te, a distribuire i tuoi personaggi intorno ad un numero congruo di arti e seni, e ad acconciare le gambe ad ognuno secondo i tratti del carattere che serve alla storia. Sempre che tu non voglia scrivere una tragedia o un vangelo, che poi è lo stesso. Quanto alla trama, se di questa si può parlare, dovrò dirti che poco c’è di originale, se non il fatto che tu invii a Mario le bozze non perché lui me le consegni, ma perché lui le legga e poi me ne parli. Dispiace deluderti, ma mi era chiaro dal primo invio di due anni fa; il fatto è che stai scrivendo sempre peggio e dovevo pur fartelo sapere. Sai, Mario beve troppo ultimamente e per quanto lo imboccassi e gli portassi l’argomento in carriola non mi diceva mai di dirtelo. Caro te.
Tuo,
la bellezza non richiede spiegazioni. è, e basta.
Ciao, Nic
Pari Woody Allen.
Detto così non sembra esattamente un complimento, ma lo prendo comunque come tale.
Quoto Erasmo, quoto Erasmo.
beh, in effetti io e Woody condividiamo un’insana passione per Scarlett…
ah,carote!
Uffa. Pari Woody scrittore.
Beauty lies inside the eye of another youthful dreeeeam!
Poffarbacco, ma che so sti puzzle ignobili che escono a fianco al commento a noi sfigati senza la fotina?
eh, so’ bruttini.. è vero.
Armani Gin, bah!
sìsì, erasmo, avevo capito bene che non era un complimento…
Ma allora mi devo vergognare sul serio?
Comunque il mio puzzle è il più scandaloso…