Dalemismi. La tentazione di Camerota.

Sono reduce (ma c’era la mia Astrid con me) da una puntatina a Marina di Camerota, dove la fondazione dalemiana Italiani Europei, anche detta Dalemiani Europei, ha organizzato la sua International summer school di filosofia e politica. Non ho parole, o meglio non ne ho più. Tutto è su il Riformista, in edicola. Correre.

Dimenticavo i doverosi ringraziamenti a Massimo.
E dimenticavo pure, dopo il dovere, di segnalarvi il piacere.  


12 Risposte

  1. Il riformismo deve suscitare passione, avere idee forti e una visione del futuro «oppure si ridurrà solo ad ingegneria sociale». Massimo D’Alema, concludendo i lavori del seminario della Fondazione ItalianiEuropei su “Religione e democrazia”, parla anche del Partito democratico e su cosa si dovrà lavorare per definirne il profilo. «Alle radici della crisi c’è la debolezza della politica – spiega – sia dei suoi strumenti d’azione, sia della sua incapacità di suscitare passione e partecipazione. Per molti anni ci siamo adoperati a decostruire, era giusto mettere degli argini a quegli elementi ideologici, ma il fiume si è essiccato e ora ha bisogno di essere ricostruito». Secondo il presidente della Fondazione, infatti, «è difficile pensare a un riformismo che non sia mosso da idee forti, da una visione del futuro, senza la quale non reggerà alle sfide del fondamentalismo, anche se ha un discorso razionale e convincente non prevarrà se non susciterà passioni e speranze». D’Alema spiega anche che si tratta « di un programma di lungo periodo» per il quale «non basterà riaffermare la forza dei nostri principi, noi dobbiamo nutrire questo progetto di respiro, di potenza ideale e politica».

    D’Alema si riallaccia al discorso svolto poco prima da uno dei relatori della tavola rotonda, il filosofo Tzvetan Todorov, che ha parlato di come la destra francese di Sarkozy abbia manifestato un nuovo interesse per la religione come strumento di potere e ha ammesso che la sinistra italiana ha «visto con ritardo la nuova alleanza tra religione e potere» perché ha utilizzato «vecchie categorie interpretative» per leggere la società. Quindi ha citato la recente analisi svolta dal professor Mauro Calise sul voto del 13 e 14 aprile, durante un seminario della Fondazione. «Ci siamo rivolti all’opinione pubblica credendo che fosse finito il voto di appartenenza, ideologico e che ora ci fosse solo il voto di opinione, il voto verso l’offerta più vantaggiosa e ragionevole. Non era vero – sostiene D’Alema – oppure era vero solo in parte, perché tornava prepotentemente il voto identitario, cioè mosso da passioni e paure, non da valutazioni razionali. La destra ha intercettato tutto questo, non solo in alcuni blocchi sociali, ma in interi pezzi della comunità. La destra è stata la migliore interprete e ha intercettato queste paure rispondendo con una alleanza tra religiosità e potere»

    Ho allegato un sunto dell’intervento di Massimo D’Alema, almeno i partecipanti a questo blog, sapranno di che rispondere. Quanto a Nardi: che significa non ho parole..?

    Ti nformo che a Marina di Camerota, c’era anche il sottoscritto, nella qualità di iscritto alla fondazione. Al contrario di te, io di parole ne avrei tante da dire a sostegno della relazione dalemiana anche se pecca di alcune storture, ma almeno delinea una linea di demarcazione tra i due poli. Se si intenderà avviarsi definitivamente verso un sistema bipartitico, occorrerà offrire all’elettorato e alla stessa politica, un’alternativa, una differenziazione: come la notte e il giorno, il rosso e il nero.

    Quanto a Uolter, per lui l’africa è sempre più vicina , senza dimenticare la Thailandia…

    Ciao Nardi..ni, ci vedremo alle cave tufacee ..

  2. Rutty, Rutty ma come si deve fare con te?
    Per fortuna nell’articolo non ho citato i tanti illustri presenti, relatori e non. Altrimenti, non avendo citato te, avrei peccato di grave omissione.

  3. Che bravo il mio Tigro.

  4. Non è importante citarmi o meno, intendevo solo dire che ho ascoltato molto bene quel che si è detto, tutto quì. Davo una risposta alla tua affermazione.

    Ciao

  5. ciao piccina :-)

  6. no no, Rutty, dovevo citarti, non riesco a darmi pace…

  7. «Ci siamo rivolti all’opinione pubblica credendo che fosse finito il voto di appartenenza, ideologico e che ora ci fosse solo il voto di opinione, il voto verso l’offerta più vantaggiosa e ragionevole. Non era vero – sostiene D’Alema – oppure era vero solo in parte, perché tornava prepotentemente il voto identitario, cioè mosso da passioni e paure, non da valutazioni razionali. La destra ha intercettato tutto questo, non solo in alcuni blocchi sociali, ma in interi pezzi della comunità. La destra è stata la migliore interprete e ha intercettato queste paure rispondendo con una alleanza tra religiosità e potere»

    Ma non si accorge che si sta contraddicendo? Fa il furbo confondendo voto ideologico con voto identitario. A parte che anche la definizione di “identitario” non è centrata. Come puoi chiamare “identitario” un voto mosso dalla paura? E chi gliel’ha detto che chi non vota per lui lo fa per paura? e quelli che hanno dato il “voto utile”, ampiamente sollecitato, che cosa sono? paurosi anche loro?

  8. Caro Nardi chissà, forse un giorno …e dico forse, perchè nella vita mai nulla è certo se non la dipartita.. citare qualcuno, sarà un valore aggiunto.

    Al momento, se ti può far piacere e magari vuoi perdere cinque minuti, vai sul mio blog amerigorutigliano.ilcannocchiale.it e ascoltati un mio intervento pubblico al congresso di Italia dei Valori, Ti renderai almeno conto di come la penso.

  9. Rutty, davvero, italiadeivalori, come se avessi accettato…

  10. ebbravi non mi avete proprio chiamata – stavo in spiaggia di fianco ;)

  11. ma tu guarda, non ci abbiamo proprio pensato!

  12. è stata una tre giorni fantastica, peccato non averti incrociato

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