Leggerò certamente questo libro che fonda su di una suggestione molto interessante. Interessante quanto fastidiosa, usurpante di buona fede, di senso e di ragione. Si tratta di “Ulisse, Nessuno, Filottete” di Alberto Majrani. Un romanzo-saggio che intende incistare il dubbio del complotto percorrendo la via della smitizzazione di Ulisse. Questi, infatti, non sarebbe mai tornato ad Itaca e non avrebbe mai annientato i proci che insidiavano Penelope, sperperavano le ricchezze di Telemaco ed agognavano al trono dell’isola. I proci, io penso, sono stati sempre sottovalutati, laddove Omero aveva firmato, proprio con questi, il suo capolavoro più attuale. I proci rappresentano la pura essenza dei nani che sbrindellano le ballerine di una repubblica ideale, un’isola senza regnante, scossa, come si dice di una puledra che abbia disarcionato il cavaliere. Sottovalutati ed inconsapevolmente imitati, i proci, come il più comune dei luoghi. Cosa sono oggi i tronisti televisivi, infatti, se non esatte riproduzioni dei proci? Esistono, come quelli, nell’attimo della pretendenza – anche se questa dura decenni – e svaniscono quando nulla più si ha da pretendere. La prospettiva che Omero sia stato assoldato per coprire la grande bugia di Odisseo è così baloccamente virgiliana che non si può prendere in considerazione neanche come canovaccio alternativo. Il fatto che le prove nascoste e ricomoposte indichino Filottete come arciere superbo basta forse a farne un esportatore di democrazia che libera il regno di un padre morto per renderlo franco al figlio, e tutto solo per la gloria? E se anche Filottete fosse riuscito ad ingannare i proci, lo stesso inganno come avrebbe potuto funzionare con Argo? O anche l’amore assoluto di Argo, l’unico amore incondizionato che l’uomo conosca: quello del suo cane, l’ha inventato Omero per coprire un controcolpo di Stato? Mi spiace per l’autore di questo libro comunque interessante, ma l’amore del cane Argo non è finzione narrativa, ma superba verità poetica che prescinde Omero e le intere sue opere. C’è solo una versione della storia che può convincermi a deragliare verso epiloghi così distanti dalla verità narrativa. Odisseo non è morto come in questo libro si vuole e si pretende a giustificare la scena che su questo lutto edifica. Odisseo, però, non è comunque tornato ad Itaca. Ha la schiena nuda, e dorme sul petto di Nausicaa. Così, almeno, avrei fatto io: grato ai geni di Alcinoo e stretto a Nausicaa per tutto il resto della vita, e senza mai guardarmi indietro. Filottete, da qui in poi, libero di guadagnarsi la gloria tremila anni dopo.
C’è una terza strada. Penelope si rivolta, nei versi di Borges (che adoro).
(…)
A dispetto d’un dio e dei suoi mari
tornato è Ulisse al regno e alla regina,
a dispetto d’un dio e dei cinerei
turbini, e dello strepito di Ares.
Nell’amore del letto condiviso
adesso dorme l’inclita regina
sul petto del suo re, ma dov’è l’uomo
che nelle notti e i giorni dell’esilio
errava per il mondo come un cane
dicendo che il suo nome era Nessuno?
S’intitola “Odissea, Libro Ventitreesimo”.
Mi fa rabbrividire.
(potresti eliminare queste odiose faccine automatiche?)
Dimentichi che hai già usato questi versi in una dedica di un libro che mi hai regalato. ‘A Rana.
Le faccine no, mi piacciono. “Ulisse si rivolta”
tie’
In un’accezione completamente diversa, evidentemente…
E poi non dire queste cose, chè mi pensano indebitamente secchia.
Le faccine del cazzo escono gratis quando non devono. Che schifo, inibiscile!
Eh, escono gratis, ‘e volevi pure paga’?
l’ittero un tanto al chilo.
non è male l’idea.
fologorato dalla robin hood tax il nardi risponde e s’inventa la sick man tax, una specie di ticket della blogsfera.
al primo che abbozza un emoticon con la transaminasi sballata fan dieci euro, ad libitum.
this is no country for mistyping
Può essere, in fondo la vera pretendente al trono di Itaca non poteva che essere penelope figlia di Re Icario, Ulisse era solo un commerciante e pirata, un figlio di puttana e poi se vogliamo, per ventanni in giro per mari, arriva ad avere 50 anni e forse più.. una moglie che l’attende.. gia vecchia, conosce una bella topolona di maga, per quale motivo avrebbe dovuto correre il rischio di crepare a causa di qualche mareggiata … Filottete in fondo era un amico di famiglia, peraltro bbandonato su un isola a causa di un piede infetto. Flottete eroe a Troia e maneggiatore di armi costruite per Ercole, cosa vuoi di più.. viene assoldato da Telemaco figlio di Ulisse, ammazza tutti i proci – non lo so, non credo, certamente aiuterà Penelope – difendendo il diritto al trono di Itaca.
Proprio bella la citazione. Beeelo assai l’ultimo Libmag.
Getto carne sui ferri, in fondo, Uolter somiglia ad Ulisse, L’isola della sinistra occupata… da tanti “Proci.”
Per quanto mi riguarda, avrei innanzitutto rinfacciato al segretario Veltroni la sua politica e la sua idea del PD, poi avrei presentato una mozione di dimissioni del segretario nazionale e del coordinatore nazionale Goffredo Bettini. Sembra che in questo partito non esista nessuna assunzione di responsabilità, anzi al contrario i trombati vengono premiati. La Finocchiaro candidata alla guida della regione siciliana ad esempio, appena in tempo d’esser informata della sua sonora sconfitta che ha praticamente polverizzato il centro sinistra siculo, ed eccotela a Roma in Parlamento al senato, promossa capogruppo! Francesco Rutelli detto ” er piacione”, trombato alle amministrative di Roma, ed eccolo promosso alla direzione del “Copaco”, l’inventore del modello Roma e del festival del cinema “Americano” più che italiano è confermato “Coordinator national de u Partitu Democraticu”, una grande carriera l’attende sull’asse Roma – Thailandia.
Per non parlare della direzione nazionale appena eletta a larga maggioranza ( i delegati erano quattro gatti, )quindi se vogliamo una votazione ridicola.
Il leader maximo 2 ( il n 1 è D’Alema “dita de ferro), gracchia che il piddì a vocazione maggioritaria, dovrà rappresentate le istanze riformiste di una società in evoluzione, insomma, niente più ex di qualcosa ma nuovi ominidi tutti riformisti, tutti democratici, tutti in un partito, nessuna corrente onde evitare acquisto di sciarpette e medicinali vari contro le infiammazioni alle vie respiratorie, D’Alema fuori del centro congressi della Fiera di Roma, sotto un fresco pino marittimo esclama ad un giornalista di passaggio ” non sono correnti ma partiti, quelli che albergano nel Piddì ..! “- in ogni caso buona la relazione veltroniana – ora si potremo ripartire…per dove capitano i ?
leggi, leggi:
http://www.corriere.it/cronache/08_giugno_24/ulisse_data_strage_proci_be46dd72-420c-11dd-b0b2-00144f02aabc.shtml