Fare LibMagazine, farla come la facciamo noi, è un lavoro massacrante. Ripagato dalla gratuità. Peggio ancora per chi, normalmente, è pagato per fare altrove le stesse cose.
In due anni abbiamo pubblicato migliaia di articoli e decine e decine di interviste, tante quante da un giornale così piccolo non ci si aspetterebbe. Una testatina, piccola piccola, letta poco ma letta bene e per la quale s’impegnano circa 35 persone tra redattori e collaboratori; e di persone diverse ne sono passate in totale più di 50, ma forse anche di più. Una rivistina che meriterebbe un direttore più “giovane” e motivato e che spero ogni giorno di trovare, per poter fare con calma progetti su di lui. Ed anche perché un giornalino che non cambia direttore è un giornalino senza anima, secondo me.
Tuttavia, se mi si chiedesse a bruciapelo perché faccio LibMagazine, saprei bene cosa rispondere. So di non fare torto a nessuno di quelli che lavorano per me e per i quali io lavoro dicendo che risponderei così: faccio LibMagazine perché, tra tante cose, pubblico le foto di Nicola Scardi.
Lavorare gratis, il mio sogno infantile.
Bellissime le foto di Nicola. Le mie preferite sono quelle sul Tibet e quelle in Bolivia. Le ho pure segnalate a un fotografo professionista che conosco…
ed hai una fottutisima ragione
se la ragione è fottuta non ci resta che il sentimento
ah!
abbelli