WordPress, con il suo fare azzurrino un po’ così, mi avverte che Malvino ha parlato di me. Di nuovo?, mi dico, perché non gioca con Ferrara e Ratzinger che gli danno tanta confidenza? Che vuole da me? Vado a vedere, e, signori, che impressione! Me lo trovo con un ipotetico impermeabile grigio chiuso; con quel fare appena accennato di volerlo aprire all’improvviso. Dice, ma vai a capire con chi ce l’ha, che “poi ci sono pure i casi (manca il link) che si presumono eccitanti”. Lo dice a proposito del rendere pubblica la propria vita privata. Ed io ora non riesco a togliermelo dalla mente con questo impermeabile che non si sa se regge o non regge, lo apre, non lo apre…
C’è gente di tutti i tipi in rete, quando avrò una figlia metterò il parental control al router. Non si sa mai. Per il momento devo eliminare il Google Alert: mi allerta solo per stronzate.
Ma non è questo il fatto che mi riguarda. Quello che mi riguarda è che Malvino dice più o meno: “Nardi, parli di scrittura, e con la scrittura tu che c’entri?”, Ah, me lo chiedo anche io certe volte. Però c’è una certa contraddizione con tutte le occasioni in cui Malvino mi ha dato del genio o del Dio etrusco. Per non parlare delle smancerie (gradite) di quando “sei una delle più belle penne incontrate in rete”. Insomma, costui va matto per fare figure da quattro soldi. Beh, se ci gode lui, contenti tutti.
Malvino è una fase necessaria della giovinezza.
Peggio del dover ricusare sedicenti maestri che vorrebbero mettersi in cattedra per impartirti la loro lezione, anche se gentilmente hai fatto intendere che non ti interessa, c’è solo il dover fuggire sedicenti discepoli cui mai ti sei sognare di voler fare da maestro e che esibiscono al mondo il molto presunto frutto di lezioni che tu gli avresti impartito. Stando su una colonna, a me basterà una pisciatina. Nardi, apri a pag. 7 quella tua raccolta di freddurine e leggi l’ultimo capoverso: “Il ringraziamento più grande, per finire, lo devo al mio amico Luigi Castaldi. Se avete questo libro tra le mani, è anche colpa sua”. Be’, quella è stata la tua freddura più grossa: sinceramente, tutte quelle precedenti e quelle successive fanno cagare.
Madonna questo, che palle, di nuovo qua sta.
Malvino, quella dedica nel mio augusto libro la rivendico in quanto è vera. Io non mi vergogno di quello che ho fatto e scritto in passato: non passo le notti a cancellare i post come fanno altri, magari come fai tu
Per il resto non hai fatto altro che riempirmi, per anni, di complimenti e di e-mail non richieste (ma apprezzate, perché io ho sempre riconosciuto i miei limiti) con consigli ortografici. La blogosfera è testimone, diciamo, io mi sono sempre sperticato in lodi nei tuoi confronti, tu hai fatto altrettanto, ridicolo.
Sei veramente un chiachiello, dato che il termine ti è caro: non hai neanche il coraggio delle tue opinioni.
Quanto alla colonna, solo la pisciatina ti è consentita: lo stilita è notoriamente stitico.
Se poi dobbiamo pubblicare le mail in cui detti gli accenti e le h, facciamo pure, così vediamo se la cattedra ti dona quanto il leggio da cantautore.
Per intenderci, io anelo ad essere ignorato da te. Se mi sento coinvolto o mi vedo linkato, sono legnate a mezzo blog. Provati, mi rilassa.
Mai vidi in vita sbianchettare il bianco.
Ahi vista! Ahi conoscenza!
Non è ch’è una fase necessaria della giovinezza. Malvino, mi è parso – e forse qualcuno che legge e ci è passato capirà -, odia farsi conoscere. Odia aprirsi: direi che, visto megio dentro, fa bene. Non è un belvedere.
E’ una ottima esperienza per imparare che l’intensa commozione procurata dall’incontro con una persona intellettualmente stimolante e che ha qualcosa da insegnarci va governata con l’arte più matura del mantenimento delle distanze, del disincanto e dell’accettazione dei limiti altrui e propri. Insomma: una fase importante della giovinezza. Il problema è che si tratta di un’arte molto difficile, che non si impara mai abbastanza. Siamo destiinati a ricascarci periodicamente fino a vecchiaia inoltrata. Però i migliori di noi diventano particolarmente efficienti nel far durare meno ogni episodio, rendendoli quasi impercettibili.
GMR, posso dire una cosa: è esattamente così. Io mi sono avvicinato ai fili ed ho preso la scossa: ho visto che il genio è pura energia e che il filo e solo un pezzo di metallo, privo di alcuna nobiltà.
Hai perfettamente colto nel segno, credo.
Ho (più o meno) colto nel segno? Si, ma la consapevolezza non ci libera del tutto: ci ricascheremo. Però possiamo imparare dei trucchi per gestire i nostri limiti e simulare una certa saggezza. Per esempio, dopo avermi concesso un punto, mandami un po’ affanculo. Dimmi che spesso sono un trombone che si atteggia a saggio. Ho un fondo cristiano che gode nel ricevere insulti (e qui sono sicuro di averti acceso i motori).
Come fatto. Ma è finzione, credo non funzioni così, vero?
Mah, in parte si impara a usare la finzione. I miei rapporti di amicizia ruisciti funzioonano così. Per ora.
Se pensasse a visitar le tope…e dico visitar solamente! forse farebbe cosa gradita alle tope in difficoltà esitenziale, inoltre collaborerebbe a diminuir il numero dei fannulloni, che gli Ichino e i Brunetta sognano d’eliminar..
Quanto allo scrivere e all’uso di : penna inchiostro e calamaio…bah – anche i gesti vanno bene, sono molto comprensibili ed hanno un linguaggio figurativo universale…provare per credere.