Nulla è più necessario del superfluo. Se partiamo da qui tutto è molto facile, ma se partiamo dalla sostenibilità dei lussi tutto si complica. Su un numero estivo di Panorama, l’argomento l’hanno affrontato in doppietta Maurizio Belpietro e Giuliano Ferrara, con riferimento specifico al finanziamento pubblico all’editoria. Belpietro s’è prodotto in una piatta difesa delle iniziative del governo, Ferrara invece ha detto cose giuste ma non certamente sufficienti. Questi infatti ha spiegato la sua posizione di sostegno ai finanziamenti affermando come piccoli giornali, che senza finanziamento forse non esisterebbero, siano un lusso, ma anche dicendo che di lussi parimenti costosi ce ne sono molti e che bisogna saper ben scegliere a quali rinunciare. Secondo me dice molto bene, ma non dice tutto. Io mi sono spiegato sempre in modo diverso il motivo per cui, ad esempio Il Foglio – che certo non è il mio quotidiano del cuore – deve ricevere i soldini di Stato. Bisogna ripetere, ove mai fosse necessario, che i costi maggiori di un giornalino sono dovuti alla tiratura e alla distribuzione. Ebbene, presso di me ha molto credito il diritto di un giovane sedicenne di un paesino sperduto della Sicilia o delle Alpi che elegga ad esempio Il Foglio a suo giornale del cuore ed a trovarlo in edicola come se abitasse in piazza Colonna a Roma. Parliamo di quelle persone, e tante ne conosco, che sono disposte a girare decine di edicole pur di procurarsi il “loro” giornale; e girano, finché non lo trovano e possono finalmente leggerlo ed esibirlo come copertina dell’intera mazzetta. Per fare arrivare il Manifesto o Il Foglio in tutte le edicole, anche le più remote, e quindi realizzare il diritto di questo fantomatico giovine appassionato di cui dicevamo, i soldini di Stato sono indispensabili, in quanto la legge del mercato non è assolutamente compatibile con il diritto di un giovane di Canicattì a partecipare dell’eventuale dibattito intellettuale che si svolge sui giornali con la medesima facilità di un giovane che nasce e cresce a Milano o a Napoli e compra qualsiasi testata desideri nell’edicola tra il bar ed il tabaccaio (Per chi scrive, dovete sapere, il triangolo Bar-Edicola-Tabaccaio è più affascinante del mistero di Atlantide). Ebbene, finanziare il Foglio o il Manifesto è un obbligo di civiltà, perché senza fondi pubblici molti di questi giornali forse non chiuderebbero, ma solo finirebbero distribuiti nelle grandi città, chiudendo fuori dal mondo (o dal superfluo) gli sfigati delle periferie. La qual cosa, personalmente, solo a pensarla mi rivolta.
Si tratta quindi di un lusso, come dice Ferrara, ma di un lusso necessario; o, se non necessario – perché il lusso de Il Foglio in mazzetta non è paragonabile al lusso della sanità gratuità –, almeno un lusso di rango. A questo punto diviene necessario fare qualche esempio di lusso meno meritevole di investimento e sacrificio collettivo. E lo faccio subito. Notizia di ieri narra di un Paese scandalizzato perché il calcio in televisione è diventato solo a pagamento. Questo si può tollerare, perché gli introiti pubblicitari limano in qualche modo la quadra. Ma cosa equilibrerà mai lo sforzo che la collettività produce per pagare migliaia di poliziotti per tenere buone quelle bestie che, ogni settimana, rovinano il calcio e distruggono insieme allo sport anche stadi, piazze e strade? Difficile calcolarlo.
Concludendo, pur restando ovvio che gli editori truffaldini (quelli che incassano denari e poi mandano al macero le copie tirate perché manco ci pensano a spendere soldi per tentare una distribuzione) devono essere privati di carta e inchiostro, prima di toccarmi un giornale, qualsiasi giornale, signori del governo ma anche beoti grillini, fate i conti con certe vostre sporche o ingenue ipocrisie.
Io non sono certo sordo al merito sociale degli sport di massa, e riconosco il loro contributo che, con l’aggregazione, danno al fare di un popolo una Nazione, ma pure devo dire che ritengo il diritto all’informazione, anche quella per così dire “marginale”, sia di rango infinitamente maggiore.
Mmmm… Personalmente mi convincono di più le motivazioni di Ferrara. Nell’era di Internet anche il giovane di Canicattì può leggere il Foglio senza spendere in distribuzione e tiratura.
Quanto ai poliziotti per gli stadi, non credo che l’ordine di grandezza (economica) sia paragonabile a quanto spende lo Stato per l’editoria. Ma in materia sono ignorante e dunque aspetto che qualcuno mi dia i dati
Non paragonavo gli ordini di grandezza, ma solo il rango dei lussi. Quanto all’era moderna, comunque, vedano le partite su Sky, e non rompano.
Troverei più calzante l’analogia col finanziamento della cinematografia, che va, in gran parte, a film che nessuno vuole vedere neanche gratis.
E qui Erasmo sta parlando del film di Sabina Guzzanti
Magari fosse solo quello. Ho un buco nella tasca di contribuente, da quando sono morti Fellini, Rossellini, Pasolini
Comprendo.
A chi vanno i soldi che andrebbero a Fellini, Pasolini e Rossellini ?
Non vorrei che si piangessero sol perchè non hanno finanziamento alcuno.
Comunque meglio il cinema italiano attuale che la nazionale all’Olimpiade (una cagata ben più clamorosa)
questo è vero!
Io sono contrario in genere – che non significa “sempre” – ai finanziamenti pubblici. Quelli ai giornali però sono dovuti – non so in che misura, ma penso non trascurabile – alla razzia pubblicitaria delle televisioni. Non ricordo i numeri, ma le percentuali di spesa pubblicitaria che vanno a finire nella televisione sono molto più alte in Italia rispetto ai paesi civili. Quindi, chiedo al governo di togliere i sussidi alla stampa e di limitare la raccolta pubblicitaria della televisione. Sarò ascoltato sicuramente.