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Alemanno ha visitato i caduti di San Paolo e le Fosse Ardeatine; ha anche ricordato gli ebrei caduti; ha proposto Antonello Venditti come consigliere comunale. E’ proprio vero: ha fatto di ogni erba un fascio.
ho letto il suo articolo su Il Corriere Del Mezzogiorno, le scrivo qui la mia risposta perché lì non è dato commentare.
Grazie per l’attenzione…
—-
Io non so se la “maggior parte dei blogger” è d’accordo sulla soluzione tecnica dell’inceneritore, ma se lo fosse farei di tutto per farla ravvedere.
Esistono mille ragioni per non volere un inceneritore, nè in centro, nè in periferia, nè altrove. Mi rendo conto che parlarne in questi termini rende subito, chi scrive, uno “del popolo del no a tutto”, agli occhi di chi legge, ma se mi si volesse usare la cortesia di continuare a leggermi ancora per un po’, scevri di qualsivoglia preconcetto, tenterò di illustrare in poche battute perché no all’inceneritore ed al contempo comunque garantire un corretto trattamento dei rifiuti – o materiali post-consumo come si dovrebbero in realtà chiamare.
Parto dalla base, saltando a pié pari tutte le problematiche degli inceneritori – sulle quali mi riservo di ritornare dopo: esistono alternative agli inceneritori, alternative che a parità di rifiuti trattati sono più economiche, che a parità di costo danno lavoro a più persone e che si costruiscono in minor tempo, nonché aventi impatto ambientale di svariati ordini di grandezza minore.
Esatto, esistono alternative alla dicotomia inceneritori/discariche. Più che altro, tale semplificazione è del tutto fuorviante e non veritiera, perché un inceneritore avrà comunque bisogno di discariche nelle quali inviare il 30% della massa dei rifiuti che vi entrano, sottoforma di ceneri tossiche ed altamente tossiche. Discariche di rifiuti speciali, dunque.
Dicevo, esistono alternative. Si chiamano impianti di Trattamento Meccanico Biologico, TMB, e servono, nella loro forma più semplice, a trattare la parte indifferenziata dei rifiuti, senza bruciare nulla e recuperando quanto più possibile. Alla fine del trattamento, vi sarà un materiale di scarto che ammonterà a circa il 30% della massa entrante, proprio come per gli scarti solidi degli inceneritori. La differenza sta nel fatto che gli scarti di un impianto TMB sono pressoché atossici ed inerti, mentre gli scarti solidi di un inceneritore sono altamente tossici!
Non sto parlando di impianti futuristici, roba che “è per quelli che non sono in emergenza”, sto parlando di sistemi collaudati, sperimentati, efficienti, funzionanti.
Ed economici, veloci da costruire, non inquinanti, facili da far accettare alle popolazioni. Il che spiega perché non ce li vogliono dare.
Gli impianti TMB classici funzionano però solo a valle di una decente raccolta differenziata… ma non c’è problema, anche a questo c’è una soluzione: la tecnologia avanza, ed i problemi si risolvono. Esiste infatti una tecnologia che definirei “TMB avanzato”, capace di trattare il rifiuto indifferenziato, il tal quale, totalmente a freddo, recuperando più del 95% della materia. Si tratta della tecnologia ArrowBio, la stessa utilizzata a Tel-Aviv per smantellare l’enorme montagna di rifiuti che hanno accumulato appena fuori città. Qui si può visionare un video informativo in merito: video.
Ecco dunque perché no agli inceneritori, senza neanche voler considerare tutte le ragioni di tipo sanitario: perché esistono alternative che i cittadini non opporrebbero! Se un politico fosse davvero interessato alla soluzione del problema, cercherebbe di evitare lo scontro con la cittadinanza ed anzi sarebbe ben contento di andarle in contro, sentendo l’esigenza di tutelare i suoi interessi attraverso quelli della cittadinanza.
Ed invece così non è, perché attraverso il meccanismo degli incentivi statali, chi costruisce inceneritori guadagna un casino di soldi. Sarebbe un discorso troppo lungo da affrontare in un commento ad un post, ma se all’autore del blog può interessare, sono disponibile per approfondire insieme a lui l’argomento. Potrebbe essere magari possibile scrivere una serie di post in tema? Se vuole, in qualità di attivista informato e portavoce di svariati comitati, realtà scientifiche e civili, potrei fargli da consulente. O, magari, previa sua verifica s’intende, potrei essere io stesso a scrivere articoli sull’argomento, con tanto di riferimenti a documentazioni scientifiche.
L’argomento è troppo importante per farlo passare sotto gamba… ogni giornalista attento dovrebbe sentire l’esigenza di approfondirlo.
Manuela Lasagna ha filmato un’inchiesta per conto di RaiNews24 che prende spunto dall’intervista a W. Ganapini, assessore all’ambiente della regione Campania, fatta da Matteo Incerti del Meetup di Napoli e dall’intervista al responsabile di Lo Uttaro, fatta dal giornalista Giulio Finotti.
L’inchiesta dimostra come la cosiddetta “emergenza rifiuti” in Campania sia stata in realtà architettata ed orchestrata dall’alto affinché perdurasse nel tempo, tra discariche mai utilizzate, discariche “legali”, costruite durante questi anni di commissariamento ma non a norma ed altamente inquinanti, macchinari boicottati o mai utilizzati.
ehila ciao!!!….
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buona serata!!!!….
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Un saluto
Antonio
provo ad inviarti una “mail”:
Alemanno ha visitato i caduti di San Paolo e le Fosse Ardeatine; ha anche ricordato gli ebrei caduti; ha proposto Antonello Venditti come consigliere comunale. E’ proprio vero: ha fatto di ogni erba un fascio.
Salve,
ho letto il suo articolo su Il Corriere Del Mezzogiorno, le scrivo qui la mia risposta perché lì non è dato commentare.
Grazie per l’attenzione…
—-
Io non so se la “maggior parte dei blogger” è d’accordo sulla soluzione tecnica dell’inceneritore, ma se lo fosse farei di tutto per farla ravvedere.
Esistono mille ragioni per non volere un inceneritore, nè in centro, nè in periferia, nè altrove. Mi rendo conto che parlarne in questi termini rende subito, chi scrive, uno “del popolo del no a tutto”, agli occhi di chi legge, ma se mi si volesse usare la cortesia di continuare a leggermi ancora per un po’, scevri di qualsivoglia preconcetto, tenterò di illustrare in poche battute perché no all’inceneritore ed al contempo comunque garantire un corretto trattamento dei rifiuti – o materiali post-consumo come si dovrebbero in realtà chiamare.
Parto dalla base, saltando a pié pari tutte le problematiche degli inceneritori – sulle quali mi riservo di ritornare dopo: esistono alternative agli inceneritori, alternative che a parità di rifiuti trattati sono più economiche, che a parità di costo danno lavoro a più persone e che si costruiscono in minor tempo, nonché aventi impatto ambientale di svariati ordini di grandezza minore.
Esatto, esistono alternative alla dicotomia inceneritori/discariche. Più che altro, tale semplificazione è del tutto fuorviante e non veritiera, perché un inceneritore avrà comunque bisogno di discariche nelle quali inviare il 30% della massa dei rifiuti che vi entrano, sottoforma di ceneri tossiche ed altamente tossiche. Discariche di rifiuti speciali, dunque.
Dicevo, esistono alternative. Si chiamano impianti di Trattamento Meccanico Biologico, TMB, e servono, nella loro forma più semplice, a trattare la parte indifferenziata dei rifiuti, senza bruciare nulla e recuperando quanto più possibile. Alla fine del trattamento, vi sarà un materiale di scarto che ammonterà a circa il 30% della massa entrante, proprio come per gli scarti solidi degli inceneritori. La differenza sta nel fatto che gli scarti di un impianto TMB sono pressoché atossici ed inerti, mentre gli scarti solidi di un inceneritore sono altamente tossici!
Ne parla anche greenpeace, fonte che troverà sicuramente attendibile.
Non sto parlando di impianti futuristici, roba che “è per quelli che non sono in emergenza”, sto parlando di sistemi collaudati, sperimentati, efficienti, funzionanti.
Ed economici, veloci da costruire, non inquinanti, facili da far accettare alle popolazioni. Il che spiega perché non ce li vogliono dare.
Gli impianti TMB classici funzionano però solo a valle di una decente raccolta differenziata… ma non c’è problema, anche a questo c’è una soluzione: la tecnologia avanza, ed i problemi si risolvono. Esiste infatti una tecnologia che definirei “TMB avanzato”, capace di trattare il rifiuto indifferenziato, il tal quale, totalmente a freddo, recuperando più del 95% della materia. Si tratta della tecnologia ArrowBio, la stessa utilizzata a Tel-Aviv per smantellare l’enorme montagna di rifiuti che hanno accumulato appena fuori città. Qui si può visionare un video informativo in merito: video.
Ecco dunque perché no agli inceneritori, senza neanche voler considerare tutte le ragioni di tipo sanitario: perché esistono alternative che i cittadini non opporrebbero! Se un politico fosse davvero interessato alla soluzione del problema, cercherebbe di evitare lo scontro con la cittadinanza ed anzi sarebbe ben contento di andarle in contro, sentendo l’esigenza di tutelare i suoi interessi attraverso quelli della cittadinanza.
Ed invece così non è, perché attraverso il meccanismo degli incentivi statali, chi costruisce inceneritori guadagna un casino di soldi. Sarebbe un discorso troppo lungo da affrontare in un commento ad un post, ma se all’autore del blog può interessare, sono disponibile per approfondire insieme a lui l’argomento. Potrebbe essere magari possibile scrivere una serie di post in tema? Se vuole, in qualità di attivista informato e portavoce di svariati comitati, realtà scientifiche e civili, potrei fargli da consulente. O, magari, previa sua verifica s’intende, potrei essere io stesso a scrivere articoli sull’argomento, con tanto di riferimenti a documentazioni scientifiche.
L’argomento è troppo importante per farlo passare sotto gamba… ogni giornalista attento dovrebbe sentire l’esigenza di approfondirlo.
PS: ed intanto, in Francia, 400 medici hanno fatto bloccare l’apertura di un inceneritore.
Manuela Lasagna ha filmato un’inchiesta per conto di RaiNews24 che prende spunto dall’intervista a W. Ganapini, assessore all’ambiente della regione Campania, fatta da Matteo Incerti del Meetup di Napoli e dall’intervista al responsabile di Lo Uttaro, fatta dal giornalista Giulio Finotti.
L’inchiesta dimostra come la cosiddetta “emergenza rifiuti” in Campania sia stata in realtà architettata ed orchestrata dall’alto affinché perdurasse nel tempo, tra discariche mai utilizzate, discariche “legali”, costruite durante questi anni di commissariamento ma non a norma ed altamente inquinanti, macchinari boicottati o mai utilizzati.
L’inchiesta su youtube prima parte e seconda parte.
L’inchiesta sul sito di RaiNews24.
ehila ciao!!!….
interessante il tuo sito davvero!!….
potresti essere interessato ad avere il mio link sotto il nome di “Scommesse Vincenti” tra i tuoi BlogRoll…??
a me servirebbe un pò di pubblicità per ingrandirmi e io inserirei il tuo sito tra i miei Siti Consigliati….!!!!
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buona serata!!!!….